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Via degli Dei
Editoriale Domus | Cammini | Milano | 11/2021 | rivista + carta | A4

Via degli Dei

Da Bologna a Firenze, attraversando l’aspra dolcezza dell’Appennino Tosco-Emiliano, per scoprire e vivere le suggestioni di un cammino “fuori rotta”, attraverso la quotidianità di piccoli borghi ricchi di storia, cultura e ottima cucina popolare. Un tracciato che risale all’epoca Romana (la Flaminia minor), e battutissimo nel Medioevo, di cui restano lungo la Via interessanti testimonianze, tra pievi e rocche, immerse in fantastici boschi di castagni. Un’esperienza da vivere a piedi o in mountain bike.

Una settimana per mettersi alla prova. La Via degli Dei è spietata, perché non consente giustificazioni. È l’entry level perfetto per camminatori aspiranti o recalcitranti, non consente di accampare scuse – di preparazione, di rischio, di difficoltà logistiche, di tempo a disposizione – e ha quella combinazione di caratteristiche che pochi altri cammini, in Italia e non solo, riescono a mettere sul piatto dell’offerta: consente di respirare il fascino dell’avventura, in quanto attraversa territori dove la natura non ha mai smesso di farla da padrona, soprattutto tra i boschi dello “scollinamento” appenninico; eppure consente di contenere questa sensazione di “distacco dal mondo” (che è il bello di ogni cammino) in un tempo limitato, compatibile con gli impegni di vite sempre meno pensate per la fuga e per l’immersione in qualcosa d’altro che non sia la routine.

Sei tappe di lunghezza accessibile a qualsiasi tipo di gamba, in pratica una settimana di impegno incasellabile in almeno nove mesi su 12 (escludendo i periodi a più alto rischio neve), un punto di partenza – Bologna – e una tappa di arrivo – Firenze – servitissimi da qualsiasi tipo di logistica di trasporto e, in mezzo, il dolce fascino di un “piccolo e bello” che non è mai artefatto, ma è il prodotto di un patto tra uomo e natura che affonda le sue radici nei millenni passati. Non è che qui la civiltà non sia arrivata, è che ha saputo rimanere civile, ovvero comprendere prima che fosse troppo tardi che la natura – i boschi, i corsi d’acqua, le distese a pascolo – è elemento di vita e di sviluppo, non impedimento da confinare (o annientare). Non da ultimo, è una via che non va affrontata con l’idea della fatica (certo, c’è anche quella) o il fanatismo dell’impresa eroica. È un cammino nato quasi per spirito goliardico. Narra la leggenda che nei primi anni 90 un gruppo di amici bolognesi appassionati di trekking e buona cucina dessero vita all’associazione Dû pas e na gran magnè (ovvero, in bolognese, «due passi e un’abbuffata»). Prima impresa della neonata associazione, andare da Bologna a Firenze a piedi, facendo tappa nelle più sfiziose trattorie lungo la via che collega le due città in maniera più diretta, valicando l’Appennino al passo della Futa. È bene che lo spirito con cui si muove il primo passo, ancora oggi, conservi questa impronta originaria.

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