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Del sentimento della vetta e della meta

C’è ancora spazio oggi, per l’ideale e la“spiritualità” nella pratica della scalata e dell’alpinismo?

Gli autori, l’uno “orientalista”, l’altro “occidentalista”, sono stati testimoni e protagonisti delle vicende, delle dispute e delle trasformazioni che hanno caratterizzato l’alpinismo di ieri e di oggi.
Attraverso un’attenta analisi storica e filosofica del passato e del presente, dimostrano come il “tecnicismo” sia soltanto il mezzo con cui intraprendere un fantastico viaggio interiore verso la “meta”, sia essa una vetta o il termine di una parete.
Laddove prevalgano esclusivamente la ricerca del grado, la competizione, la banalizzazione della scalata con l’eliminazione del rischio, si perde quella magnifica occasione di vivere un’esperienza percettiva unica, quasi visionaria, dove la libertà di scelta s’accompagna alla comunione con la natura.

…Dunque, quando mi fu proposto di andare per la prima volta a scalare uno sperone roccioso inesplorato che affiorava nel versante boscoso di una montagna fui alquanto perplesso, e mi chiesi quale sarebbe potuta essere la soddisfazione di quell’esperienza.
Per imperizia e per mancanza di materiale adeguato, la scalata si rivelò alquanto complessa, ma si faceva strada a ogni metro conquistato, a ogni passaggio risolto, una sensazione mai provata prima.
Percepivo l’odore acre delle fessure umide, dei licheni e dei muschi che tappezzavano le placche e i diedri in cui cercavo di destreggiarmi. Altrettanto incredibile, direi quasi “arcaico”, fu per la prima volta il contatto totale con la roccia. Il rischio, l’incognita e la difficoltà, dischiusero le porte a uno stato d’animo che si concretizzava nell’incertezza della riuscita, che rendeva terribilmente distante la “vetta” dello sperone roccioso: la mia “meta”… Ricordo che quella sera rivissi mentalmente ogni gesto della scalata, ne risentii gli odori, ne amplificai le proporzioni e le paure. Anche se in modo diverso rispetto al contesto delle mie precedenti esperienze alpinistiche avevo comunque vissuto un’avventura, un’esperienza emotiva molto forte, in cui, pur senza la vetta, avevo percepito un “sentimento della meta”…

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