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Aria sottile

Una tragedia del nostro tempo raccontata da un grande scrittore

Riconosciuto dal 1852 come la montagna più alta del mondo, l’Everest o Sagamartha (dea del cielo) o Chomo Lungma (Madre del mondo) è sempre stato oggetto di fascinazione, ossessione e desiderio sia per gli alpinisti che per i sognatori. Da qualche anno, se si hanno i cento milioni necessari, è alla portata di tutti. Basta prenotarsi in una delle agenzie turistiche specializzate in emozioni estreme e riempire l’assegno. Quando nel maggio del 1996 Krakauer fu inviato dal giornale per il quale lavora, Out-side, a partecipare a una spedizione sull’Everest per scrivere un articolo sulla proliferazione delle scalate a pagamento condotte da guide professioniste, sembrò il logico coronamento di una carriera che era riuscita a combinare le sue due passioni: l’alpinismo e la scrittura. Il 10 maggio, però, una tempesta colse di sorpresa le quattro spedizioni che si trovavano sulla cima. Alla fine della giornata 9 alpinisti erano morti, incluse due delle migliori guide. Krakauer è tra i fortunati che sono riusciti a ridiscendere «la Montagna ». Aria sottile è molto più che la cronaca di quella tragedia; oltre ad offrire importanti informazioni sulla storia e sulla tecnica delle ascensioni all’Everest, offre un esame onesto e provocatorio delle motivazioni che stanno dietro alle ascensioni ad alta quota e una drammatica testimonianza del perché quella tragedia si poteva evitare.

UN BRANO: "A cavalcioni del tetto del mondo, con un piede in Cina e l’altro in Nepal, ripulii la maschera d’ossigeno dal ghiaccio che vi si era condensato sopra e, sollevando una spalla per ripararmi dal vento, abbassai la sguardo inebetito sull’immensa distesa del Tibet. A un certo livello, con distacco, comprendevo che la curvatura dell’orizzonte terrestre che s’inarcava ai miei piedi era uno spettacolo eccezionale. Avevo fantasticato tanto, per mesi e mesi, su quel momento e sull’ondata di emozioni che lo avrebbe accompagnato; e ora che finalmente ero lì, in piedi sulla cima del Monte Everest, non riuscivo semplicemente a radunare energie sufficienti per concentrarmi."

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