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342 ore sulle Grandes Jorasses

La prima invernale della direttissima alla Punta Walker

IL LIBRO:
Massiccio del Monte Bianco, 11 febbraio 1971: il grande René Desmaison tenta la direttissima della Punta Walker sulle Grandes Jorasses insieme al giovane compagno, Serge Gousseault. La scelta è dovuta la fatto che la meta di partenza, lo Sperone Centrale, è già occupato da un’altra cordata partita un giorno prima. Di fronte si trovano 1200 metri di granito e ghiaccio strapiombanti e soggetti a continue scariche di neve e sassi. La salita è più dura del previsto e i due devono bivaccare più volte. Fino al 17 il tempo regge, ma poi si mette al brutto. Ormai sono a 200 metri dalla vetta, l’unica possibilità è arrivare in cima, ma i collegamenti col fondovalle e i familiari si sono interrotti, i viveri scarseggiano e Serge Gousseault tradisce i primi segni di sfinimento. Tornare indietro non è più possibile, non resta che proseguire, uscire dalla parete: è l’inizio della fine, i bivacchi si susseguono fino all’ultimo, a 80 metri dalla meta. Gousseault non riesce più a muoversi, e Desmaison, che ancora "non per molto" avrebbe energia sufficiente per arrivare in cima, decide di restare con il suo compagno di cordata che, infine, soccombe. Ormai a Desmaison non resta che attendere l’elicottero dei soccorsi che arriverà solo il 25 febbraio, dopo 342 ore, più di due settimane in parete.

UN BRANO:

"Non si può lasciare Serge in quello stato: devo andare a cercare aiuto. Andare incontro a quelli che, forse in questo momento, stanno salendo dal versante sud. Devo scendere a valle per radunare gli amici: venite ad aiutarmi, Serge sta morendo. Da solo, con gli ultimi chiodi, cinque o sei, e recuperando quelli che ho piantato tre metri sotto, potrei salire in vetta, forse ancora prima di notte, e cominciare la discesa. Entro domani sera, potrei essere giù, a valle, e ripartire subito con una colonna di soccorso. A meno che non stiano già sa-endo... Quanto gli ci vorrà? Serge non ce la farà. E allora? Devo salvare la pelle fin che sono in tempo. Fuggire da questo posto, tornare verso la vita, verso Simone, verso lo «Chòrten ». No! La legge della cordata è o tutti o nessuno. Non si lascia morire da solo il proprio compagno. Non è neppur più una faccenda di cordata o di etica della guida, è un semplice fatto umano. Serge ha bisogno di me. È solo a lottare contro il freddo e il vento, solo e senza difese. Devo proteggerlo, aiutarlo a tener duro ancora. Ancora... Fino a quando, mio Dio?"
 

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