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La guerra alla fronte italiana

Fino all'arresto sulla linea della Piave e del Grappa (24 maggio 1915-9 novembre 1917)

La parola a Luigi Cadorna

  A quasi un secolo dalla comparsa (1921) torna La guerra alla fronte italiana di Luigi Cadorna (Pallanza, 4 settembre 1850-Bordighera, 21 dicembre 1928). Sostituito il 9 novembre 1917 da Armando Diaz al Comando Supremo dal governo Orlando-Sonnino anche su pressione degli anglo-francesi ma ancora membro del Consiglio superiore interalleato a Versailles, il 17 febbraio 1918 Cadorna fu richiamato “a disposizione” della Commissione d’inchiesta sugli avvenimenti dall’Isonzo al Piave, la cui Relazione, ingiustamente critica nei suoi confronti, comparve nel 1919.

  Già in posizione ausiliaria per motivi di età, nel settembre 1919 Cadorna fu collocato a riposo, con pensione irrisoria. Da sempre solitario, rispose narrando le condizioni dell’Esercito alla vigilia della conflagrazione, dalla neutralità all’intervento a fianco dell’Intesa e nei trenta mesi durante i quali comandò con fermezza la macchina bellica da lui costruita, forte della piena fiducia accordatagli dal Re, Vittorio Emanuele III. Sulla scorta di documenti ufficiali ripristinò la verità dei fatti. Largo di encomi per quanti li meritassero, al di sopra di polemiche contingenti Cadorna illustrò lo sforzo compiuto dal Paese. Ne emerge che la vittoria del 4 novembre 1918 scaturì dalla ritirata sulla linea del Piave e dall’arroccamento sul Grappa, da lui fortificato. Fu anche opera sua.

  Il volume riproduce la seconda edizione di La guerra alla fronte Italiana (1923). Cadorna vi confutò le ingenerose considerazioni di un articolo della “Revue des Deux Mondes” (15 luglio 1920), “evidentemente emanazione dello stato maggiore francese”. Ispirato da alto patriottismo e da serenità di giudizio, esso è fondamentale per lo studio della Grande Guerra. L’Introduzione è corredata di documenti inediti. L’opera si aggiunge alla “Inchiesta su Caporetto”, ristampata nel 2014 per iniziativa della Fondazione Cassa di Risparmio di Saluzzo e dello Stato Maggiore dell’Esercito, con il contributo dell’Associazione di Studi sul Saluzzese. “Parva favilla...”

Aldo A. Mola

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