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Prendere il largo con il Mumm 36

Cecilia, dopo tanti anni di alpinismo, ci racconta di una crisi e della sua svolta, quando abbandona le più alte cime dell'Himalaya per la vastità del mare. Descrive la passione che l’ha spinta a navigare nel Mediterraneo con un Mumm 36, una famosa barca da regata che attrezza per la navigazione d'altura, nonostante i pareri contrari degli esperti. Ha già una lunga esperienza sul 470, deriva di classe olimpica, ma quello che ancora non sa sulla navigazione lo impara sul Mumm 36.

Coraggio, volontà e determinazione sono i valori necessari per un’impresa simile che assume un significato simbolico, come la metafora di un viaggio verso grandi spazi di libertà.
Tra le righe ricorre spesso una parola che aiuta a capire una donna così particolare: la solitudine, quella che appare una condizione fondamentale, un prezzo necessario per essere se stessi.
Il libro è preceduto da Montagne di vita e prosegue con Alla Transat Jacques Vabre, passando per il Rolex Fastnet Race.

Aveva un disegno meraviglioso, diverso e più grande del Mumm 30, con un logo speciale, molto giovane e sportivo, il nome di uno champagne francese. Scoprii che era una barca famosa, disegnata dallo studio americano di Bruce Farr, costruita nei cantieri Cookson per le regate dell’Admiral’s Cup, quando, con la bandiera italiana, aveva trionfato nel 1995. Inizialmente, usciva dai cantieri Carroll Marine, poi fu costruita anche nei cantieri Bénéteau in Francia.
Era una barca da regata, un monotipo che gareggiava solo con imbarcazioni della stessa classe. Aveva il timone a barra! Aveva anche il mast jack, il pistone idraulico sotto l’albero per tesare le sartie. La randa misurava 37 metri quadrati, il genoa 38, il fiocco 25, per uno scafo leggero con dislocamento di 3.700 chili1.
L’unico problema era dato dal fatto che non amavo fare regate, non mi interessavano. Sognavo soltanto di navigare. Comprare una barca da corsa sembrava dunque un controsenso. Nacque così la mia sfida, il mio sogno: usare un monotipo da regata per fare una navigazione da crociera veloce,
sportiva, performante. Sognai di navigarci in giro per i mari. Quello scafo così aperto, dalle linee pure ed essenziali, suggeriva una navigazione impegnativa, ma speciale, di grande velocità ed emozione. Era un 470 ingrandito, con il bordo basso sul mare, una chiglia lunga, chiglia piatta, un pozzetto grande a spazioso, senza sedili, senza gavoni.
Ero entrata in un mondo diverso da quello dei cabinati da crociera e così non feci più valutazioni commerciali di convenienza, di buon investimento ma seguii soltanto l’istinto, l’entusiasmo, il sogno.

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