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Una vita tra le montagne

Nel 2003, dopo 17 anni il ghiaccio ha restituito in Himalaya le spoglie di Renato Casarotto, il grande alpinista vicentino che ha perso la vita il 16 luglio 1986, durante un tentativo di salita al K2 lungo lo Sperone Sud-Sudovest, precipitando in un crepaccio a poche centinaia di metri dal campo base.

Casarotto è stato in assoluto uno dei più grandi alpinisti del mondo, con un curriculum che spazia dalle Ande all’Himalaya, dalle Alpi all’Alaska, dallo Yosemity alla Patagonia. Casarotto si è distinto per una strepitosa carriera alpinistica solitaria, che lo ha portato a lottare da solo contro le più grandi pareti del mondo, aprendo vie nuove negli angoli più selvaggi della Terra, anche in inverno. 

Sue sono, infatti, numerosissime prime ascensioni nelle Dolomiti - le quali sono oggi garanzia di qualità e audacia - e imprese eccezionali come la solitaria invernale sulla parete Nord del Pelmo e  sulla Nord del Piccolo Mangart di Cortinenza, poi il trittico del Monte Bianco: Aig. Noire - Pic Gugliermina e Pilone Centrale del Freney, sempre in inverno e da solo; poi la parete Est delle Grandess Jorasses e la Nord-Ovest del Civetta.

Quello che per chiunque altro avrebbe costituito il culmine della sua carriera, per Casarotto era solo l’inizio. Il suo alpinismo guardava pareti più lontane e sempre più difficili. Così conquistò da solo la parete Nord dell’Huascaran nelle Ande, il pilastro Est del Fitz Roy in Patagonia, la Sud del Mount Watkins, le salite solitarie al Mount McKinley in Alaska e il Broad Peak in Karakorum.
E’ morto nel 1986, cadendo in un crepaccio sul ghiacciaio alla base del K2, dove stava tentando di aprire in solitaria una via nuova di tremila metri sul suo sperone Sud-Ovest.

Una vita tra le montagne è la storia della sua vita da alpinista, scritto dalla moglie Goretta Traverso, che lo accompagnava sempre nelle sue imprese in giro per il mondo. 

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