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Città e necropoli d'Etruria

2 volumi indivisibili

E' la prima traduzione italiana integrale di The Cities and Cemeteries of Etruria di George Dennis, diplomatico, esploratore e archeologo britannico, che a metà Ottocento dedicò una parte importante della sua attività alla scoperta degli Etruschi.

Città e Necropoli d'Etruria si compone di due volumi indivisibili, per oltre 1200 pagine complessive: un vero e proprio classico dell'etruscologia e allo stesso tempo di un affascinante libro di viaggio.

Quest’opera è il frutto di parecchi viaggi fatti in Etruria tra gli anni 1842 e 1847. E’ sta scritta sotto l’impressione che le Antichità di questo paese, che hanno suscitato grande interesse in Italia e in Germania durante gli ultimi venti o trent’anni, meritano più attenzione di quanta ne abbiano fin qui avuta dal pubblico britannico; in special modo da quei gruppi dei nostri connazionali che annualmente attraversano questa classica regione nei loro spostamenti tra Firenze e Roma. Pochi inglesi, eminenti per classe sociale o per ricchezza di cultura, sono stati virtualmente al corrente di questo argomento – ma fino alla comparsa del lavoro della Signora Hamilton Gray sui “Sepolcri d’Etruria” la gran massa del pubblico era in uno stato di profonda ignoranza o indifferenza. Questa signora merita ogni lode per avere portato per prima l’Etruria a conoscenza dei suoi conterranei, e per avere, in grazia del suo stile e capacità della sua fantasia, reso un argomento così proverbialmente arido e ostico come è lo studio delle Antichità, non solo accessibile ma fortemente attraente. Il suo lavoro, comunque, è lungi dall’essere soddisfacente, come dichiareranno tutti coloro che l’hanno adoperato come guida; infatti vi sono molte località di grande interesse che non sono state descritte, e in alcune di quelle descritte mancano monumenti di grande importanza che sono stati scoperti in epoche successive. E’ per supplire a tali manchevolezze che io presento questi volumi al pubblico. Io spero di accrescere e inoltre di soddisfare l’interesse e la curiosità che la signora ha stimolato nei confronti del misterioso popolo, a cui l’Italia deve la sua prima civiltà.
Lo scopo principale di questo lavoro è di servire come guida a coloro i quali volessero di persona prendere conoscenza con le superstiti vestigia della civiltà etrusca. La materia quindi è sistemata in maniera tale che il viaggiatore può facilmente venire a conoscenza di quei monumenti che troverà in ogni particolare località. Ho pensato che fosse opportuno aggiungere brevi notizie della storia di ciascuna città, così come può essere appreso da antichi scrittori, con la mira di offrire interesse alla visita del viaggiatore, come anche di dare al libro un certo pregio per coloro che volessero usarlo, non come un manuale, ma come un lavoro di consultazione classica e antiquaria. Inoltre poiché lo scopo preciso del lavoro è di servire da guida, le esigenze e i bisogni del viaggiatore sono stati tenuti nel debito conto – con la fissazione delle distanze, con cenni ai mezzi di trasporto, alla possibilità di alloggio lungo il cammino, e altre notizie similari, che, si spera, possano rendere il lavoro più gradito al viaggiatore, dal momento che si rivolgono a suo esclusivo uso e beneficio.
Qualche scusa deve ritenersi necessaria per le abbondanti note che danno al lavoro pretese eccessive per un semplice manuale. Poiché nella stesura dell’opera ho avuto occasione di fare frequenti riferimenti ai classici e ai moderni lavori di archeologia, mi è sembrato che con la citazione delle mie fonti io dovessi evitare il carico di dichiarazioni imprecise o prive di fondamento; mentre nello stesso tempo, col radunare e sistemare queste fonti secondo i diversi argomenti a cui si riferiscono, e col manifestare i documenti da cui poté essere tratta la primitiva informazione, io avrei reso un servizio allo studioso e al ricercatore di antichità. Ancora per evitare di gonfiare il lavoro a una mole eccessiva, io mi sono contentato, per la maggior parte, di una semplice indicazione invece di riferire per intero la citazione.
Sebbene il rivelare come quest’opera sia stata costruita possa essere inutile o anche poco piacevole per il lettore comune, per lo studioso di queste cose non si rivelerà cosa sgradita. Sento il dovere di esternare la mia riconoscenza a Cluver, Müller, e ad altri scrittori, vivi o morti, che devo qui citare in termini vaghi, perché sarebbe impossibile puntualizzare la fonte da cui ogni riferimento o impressione è stato derivato. Comunque anche se mi sono avvantaggiato dei lavori altrui, io ho attentamente controllato le loro fonti, o, quando questo era impossibile, ho addossato la responsabilità a ognuno in particolare.
Devo così cogliere l’opportunità di pagare il mio personale tributo di ringraziamenti ad alcuni studiosi viventi, i cui nomi sono circondati dalla stima di tutti gli europei; in particolare modo ai dottori Braun ed Henzen, segretari dell’Istituto Archeologico di Roma, per la gentilezza usata nell’accordarmi ogni facilitazione per la continuazione dei miei studi, specialmente col mettere a mia disposizione la ricca biblioteca dell’Istituto. A questi io devo aggiungere i nomi del professor Migliarini di Firenze, la cui affabile cortesia mi è stata di grande vantaggio nel soggiorno in questa città; e di Mr. Birch, del British Museum, che mi ha favorito con le sue notazioni dei due sarcofagi di Musignano, descritti nel cap. XXIX di questo volume.
Neppure devo dimenticare di far menzione del mio amico e compagno di viaggio Mr. Ainsley, al quale io sono debitore del libero uso delle annotazioni dei suoi viaggi in Etruria, come pure di molti schizzi usati per illustrare questa opera.
I disegni delle opere murarie, tombe, e altri resti locali, sono stati in massima parte fatti da me con la camera lucida. Quelli di piccoli oggetti sono generalmente tratti da varie opere poco conosciute in Inghilterra. La maggior parte delle piante di antiche località sono pure ricopiate, ma due sono state disegnate da me, e sebbene non vantino una precisione scientifica, saranno trovate sufficientemente curate per gli scopi del turista. La Carta generale d’Etruria è stata tratta principalmente dalla Carta di Toscana del Segato, con l’aiuto della “Campagna di Roma” del Gell e del Westphal, e delle carte ufficiali dello Stato Pontificio. Attraverso questo lavoro la mia mira precipua è stata la verità e la precisione. 
Almeno metà del manoscritto è stato scritto in Italia, e la maggior parte di questo è stato controllato da frequenti visite alle scene descritte. Nondimeno, il libro ha, senza dubbio, la sua parte di errori e imperfezioni. Coloro i quali lo prendono in mano per semplice divertimento, penseranno che io ho parlato troppo, lo studioso o il ricercatore di antichità che io ho detto troppo poco sugli argomenti trattati, – da una parte io posso essere accusato di superficialità, dall’altra di lungaggine e noia. A tutti faccio le mie scuse con le parole di Plinio – Res ardua, vetustis novitatem dare, novis auctoritatem, obsoletis nitorem, obscuris lucem, fastiditis gratiam, dubiis fidem, omnibus vero naturam, et naturae suae omnia – “Non è cosa facile dare aspetto di novità a cose antiche, autorità alle nuove, splendore alle trascurate, luce alle oscure, favore a cose cadute in uggia, fede alle dubbie, dare la propria natura a ognuna, e tutte collocare nella loro natura”.
 

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