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Enrico Caviglia

Enrico Caviglia

L'anti Badoglio

Enrico Caviglia (1862-1945) nel corso della Prima guerra mondiale fu dapprima generale di brigata sul Carso, poi di divisione (la 29a) durante l’offensiva degli Altipiani; nel 1917 conquistò la Bainsizza al comando del XXIV corpo d’armata e difese il fianco della 3a armata nella ritirata sul Piave seguita al disastro di Caporetto; alla testa dell’8a armata guidò nell’ottobre 1918 lo sfondamento finale verso Vittorio Veneto.

Senatore dal 1919, l’anno successivo fu ministro della Guerra e comandante delle truppe inviate a Fiume occupata da D’Annunzio. Maresciallo d’Italia nel 1926, il 10 settembre 1943 assunse per pochi giorni il comando militare di Roma cercando di porre rimedio al caos dei vertici militari privi di direttive. Perché, dunque, il ricordo di un uomo di tale levatura, stratega, condottiero di indiscusso valore, con un’alta coscienza morale, protagonista di tante pagine importanti della storia d’Italia, si è ingiustamente offuscato col trascorrere del tempo così da cadere quasi nell’oblio? Il presente volume intende dare una risposta a questo interrogativo e, al tempo stesso, colmare una dolorosa lacuna storiografica.

Caviglia fu l’anti Badoglio nella misura in cui, dopo l’ascesa al potere del fascismo (ma anche prima, durante le giornate più buie della Grande Guerra), fu – come dice Mario Cervi nella sua illuminante presentazione - «l’osservatore intelligente e critico di ciò che stava accadendo in Italia, appartato dal coro dei tanti, dei tantissimi, che incessantemente aggiungevano cariche, riconoscimenti, titoli nobiliari e prebende al loro cursus honorum. […] Di questi fiancheggiatori del fascismo pronti a tributare al Duce non sinceri apprezzamenti, ma adulazione cortigiana, Badoglio fu l’esempio massimo. Caviglia fu a sua volta l’esempio massimo d’un comportamento opposto», di un uomo che fu «curioso della vita pubblica, ma non fu mai un generale “politico”», e che divenne «il melanconico simbolo di molte cose che, nella storia italiana di questo secolo, avrebbero potuto essere e non furono».

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