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Isonzofront

Marzo-Luglio 1916

Se lei promette di non scrivere nulla dei capi, allora io la prego addirittura di farlo. Deve parlare di ogni singolo soldato. Deve andare a vederli. Chi li vede deve raccontare di loro. Non lo farà mai abbastanza spesso. Ciò che succede qui sull’Isonzo non ha precedenti nella storia”. Sono le parole con le quali il Generale Svetozar Boroevic´ – comandante della Isonzo Armee – accoglie la giovane scrittrice viennese offrendole una sorta di viatico morale che l’autrice fa proprio senza remore. Giunta sul fronte dell’Isonzo nel marzo 1916, vi rimane fino all’estate dello stesso anno, reduce anch’essa da una fitta serie di esperienze artistiche e umane, una volitiva “piccola ebrea”, così apostrofata da Karl Kraus all’inizio de Gli ultimi giorni dell’umanità e poi sbeffeggiata nel vociare magmatico di tutta la sua pièce come il simbolo del patriottismo più ingenuo e perciò più nocivo. E documenta la durezza delle condizioni di vita nella città più contesa, Gorizia, disegna episodi cruenti nelle retrovie alternando ai toni enfatici, finanche retorici, momenti di schietto realismo. Lo stile tuttavia, a dispetto degli sberleffi di Kraus, non trascende mai e anche quando la Schaleck si dimostra di parte, ci consegna una testimonianza di altissimo valore storiografico, arricchita, in questa edizione, dalle tavole a colori di Ferdinand Pamberger, vero contraltare visivo alle sue osservazioni scritte. Incrollabilmente fiduciosa nella vittoria finale delle forze austro-ungariche, la giornalista – una delle prime reporter di guerra in assoluto al mondo – lascerà Gorizia solo un mese prima della conquista del Sabotino e della presa della città (9 agosto 1916), vero snodo nella contesa fra i due eserciti sul fronte dell’Isonzo e allo stesso tempo presagio del crollo definitivo della monarchia danubiana. Il mito della Grande Guerra, tra luci e ombre, cominciava a formarsi anche così.
 

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