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Il mio Ararat

Un fantastico trekking tra Laga e Gran Sasso alla ricerca di se stessi

Il nuovo lavoro editoriale di Sergio Scacchia, “Il mio Ararat“, non è solo il resoconto di una lunga traversata sulle montagne più belle dell’Abruzzo teramano e aquilano ma è anche un palinsesto di suggestioni, una sovrapposizione d’informazioni, di dati che evocano incanti, fascinazioni, riflessioni personali, ricordi. Dopo il successo di “Silenzi di pietra”, questo secondo libro racconta l’esperienza di viaggio di due affiatati amici di trekking, impegnati in una serie di escursioni attraverso i monti della Laga e i borghi del Gran Sasso.
I luoghi descritti sono la parte più vera della nostra terra, dove pochi vanno o possono andare per le difficoltà orografiche. Ma secondo l’autore la stessa asprezza e inaccessibilità trasforma quelle contrade, quelle cime in luoghi dello spirito, in santuari, usando un termine che sempre più spesso viene adottato per indicare le aree naturali protette di particolare bellezza e rarità. Conosceremo l’Appennino più misterioso dell’intera dorsale. Chilometri e chilometri, percorsi a piedi con una partecipazione così attenta, da ricordare la devozione dei Cammini, gli antichi pellegrinaggi religiosi. L’Ararat è la montagna dove si arenò l’Arca di Noè dopo il Diluvio Universale, la vetta sacra che angeli, con spada e fuoco, rendono da sempre inaccessibile ai piedi umani. Un posto sacro, luogo di miti e leggende che gli esperti situano nella regione montuosa dell’Urartu, un vasto territorio in cui fiorì tra il X°e il VI° secolo ante Cristo, un regno potente a lungo rivale di quello assiro.
Questo mondo verticale, per Scacchia, rappresenta, con i suoi valori simbolici, l’itinerario fisico e spirituale attraverso le nostre montagne, non sulle tracce di Noè, ma alla ricerca di noi stessi e del nostro rapporto con la natura e con gli altri. Sono storie di algidi bivacchi sotto una coltre di faggi, nella rientranza di una parete rocciosa o accanto ad un macigno cubico. Nel solco della letteratura di viaggio, un libro brillante con una grande mole di riflessioni e indicazioni per camminare in ambienti ancora incontaminati, perché nulla è permanente nella vita, tutto è provvisorio, eccetto la montagna.
Ne “Il mio Ararat”, troviamo la partecipazione di Massimiliano Fiorito che illustra in una sezione apposita alcuni percorsi facili e adatti alle famiglie.
 

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