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La Grande Guerra sul fronte dell'Isonzo

Quando, nel 1997, uscì il primo volume di La Grande guerra sul fronte dell'Isonzo, il testo fu accolto con attenzione ma anche con un certo freddo distacco: non si trattava del consueto contributo di storia militare, anzi di "histoire du battaille", fatto di minuziosi riferimenti, di dettagliati ragguagli tecnici, ma di un più complesso ed organico discorso di rivisitazione dell'intero approccio metodologico alle dodici battaglie dell'Isonzo. Certo, molto era già stato scritto e diversi autori si erano impegnati su un argomento che poteva sembrare, a prima vista, già largamente esaurito ed assolto, ma l'approccio problematico di Sema era del tutto nuovo: come e in che misura quei tre anni di guerra avevano forgiato i due eserciti e qual era stato l'impatto di quel tipo di conflitto per formare una nuova ideologia della forza militare. Lo studio di Sema non si fermava alla mera valutazione delle tattiche adottate dalle rispettive forze in campo, quanto egli preferiva operare una comparazione delle medesime prendendo in esame i diversi aspetti che una guerra di carattere totalizzante aveva messo in campo, quali propaganda, uso delle popolazioni civili, intelligence e controspionaggio, adozione di nuove armi, costruzione di uno spirito identitario nei combattenti, soprattutto tra i combattenti sloveni che nelle trincee del Carso e dell'Isonzo scopriranno, per la prima volta, una Patria da difendere che non era più l'Impero austro-ungarico ma la propria terra. Erano, e lo sono tuttora, argomenti innovativi che permettono di lumeggiare adeguatamente sui riflessi a medio e lungo termine nel primo dopoguerra, se vogliamo intendere il dopoguerra politico e nazionale nella Venezia Giulia il prosieguo di quel conflitto con altri mezzi e in altri campi.
Questa era la maggiore novità, assieme ad una revisione di giudizio sulle ultime operazioni militari italiane nella tarda estate del '17 - l'unico esercito dell'Intesa che ancora combatte, avanza e conquista - e sulla battaglia di Caporetto, letta finemente attraverso la storiografi a militare austriaca e tedesca. Antonio Sema, sostenuto dalla convinzione che un buon comandante deve conoscere anche le intenzioni dell'avversario, ha indagato a lungo sul piano comparativo, dando spiegazioni assolutamente plausibili perché fortemente documentate, in grado di rimettere in discussione convenzioni pregiudiziali e convincimenti ideologici, spesso costruiti artatamente a posteriori per giustificare gravi responsabilità o destituire di importanza l'apporto dato dagli uomini al conflitto. Fu, come ricorda Sema, guerra combattuta e vera, sentita con la medesima forza da tutte le forze in campo e pure dagli uomini che non risparmiarono energie e non si sottrassero al sacrificio e alla morte.
La Grande guerra sul fronte dell'Isonzo, ristampata ora in un unico volume, è una pietra miliare nel panorama della storia militare e della storiografia del confine orientale.     

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