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I grandi spazi delle Alpi vol. VIII

Dolomiti Orientali, Alpi Carniche e Giulie, Tauri

Nel ventennale della sua morte, Gian Piero Motti è ancora un mito per le giovani generazioni? Non lo so, ma non credo. Non mi piacerebbe però che il suo esempio e il suo insegnamento fossero ripresi ancora con le stesse modalità del passato. Fu frainteso una volta e potrebbe esserlo di nuovo. Soprattutto ci si domanda ancora perché a 37 anni decise di togliersi la vita e questa curiosità è la maggiore nemica della verità.
Non voglio e non posso inquadrarlo in definizioni psicologiche. Posso dire solo che era un uomo impegnato in una lotta totale, un uomo che aveva capito che la salvezza non poteva venire dall'alleanza con gli altri. Perciò era forte, volitivo, testardo sulle cose che gli interessavano; disinteressato alla stragrande maggioranza delle altre; la donna spesso era uno strumento per concedersi un simulacro d'estasi (fisica e psicologica) che gli serviva per riconoscere meglio, in un successivo momento, la vera estasi.
Ciò che Gian Piero sapeva gli derivava direttamente dai suoi sogni e dalle sue visioni: studi, alpinismo e famiglia precedenti erano il terreno in cui era cresciuto il suo tronco che dal terreno aveva preso qualche distanza. Non aveva una grande opinione della famiglia, così come normalmente s'intende, anche se voleva molto bene ai suoi e alle due sorelle, con un rapporto di confidenza particolare con la madre.
Non aveva opinioni particolari sulla scuola e neppure di politica. Inquadrava l'istruzione in un disegno più vasto, ideato apposta per ostacolare l'evoluzione dell'umanità, e la politica era una trappola, altro disegno necessario come ostacolo da superare. Senza ostacoli da superare non ci si evolve. Su questi temi era così attraente e affabulatore con gli amici da apparire talvolta un vero profeta.
Gian Piero è rimasto nel cuore di molti come può succedere solo ai veri rivoluzionari. Sì, perché lo fu davvero, nel profondo. Anche se ciò contrastava con il suo comportamento, con la sua borghesia ostentata, con il suo intellettualismo non di sinistra, con il suo vestire sempre in ordine. Soprattutto dava fastidio il suo non lavorare e non più studiare all'università, quasi avesse capito l'assoluta inutilità, nel suo caso, dello studio e del lavoro: un individuo cioè che aveva trovato cose più importanti cui pensare, che sapeva che il suo cammino era individuale, improponibile ad altri se non a chi fosse andato in precedenza incontro ad esperienze come la sua. E del resto, non gli piaceva fingere. Piuttosto, gli piaceva non dire tutto, lasciare quelle curiosità che così abilmente seminava. Infatti i suoi scritti dicono di lui molto più di quanto sembra a prima vista. I piani su cui scriveva erano SEMPRE due. Era responsabilità soprattutto del lettore se molto rimaneva nascosto. Semplicemente perché qualcuno non «vedeva».
Lo scritto più rivelante da questo punto di vista è LE ANTICHE SERE, ossia la sintesi felice. Motti, ad un certo punto, si è trovato di fronte a qualcosa di irraggiungibile. Forse LE ANTICHE SERE sono una contemplazione dell'irraggiungibile, l'annullamento dell'Io di fronte alla grandezza del Mistero. Nella nostalgia del tempo in cui, vivere nel Mistero, era la normalità.
I GRANDI SPAZI DELLE ALPI vogliono prima di ogni cosa essere la contemplazione del Mistero: ed ecco perché, alla fine, dedichiamo questa ottava e ultima fatica proprio al mio più grande Maestro: Gian Piero Motti

INDICE:
Introduzione
Uomini delle tre cime
La strada degli Alpini
Il Cammino di Luca
Il re del Cadore
Gian Piero Motti
Uomini della Civetta
Uomini del Pelmo
La S'ciara de oro
Il Parco del Cansiglio
Il Parco delle Dolomiti Friulane
Il segreto del Campanile 1
Il segreto del Campanile 2
Ritorno al mistero
Piacere, sicurezza ed ambiente
Sciabole di luce
L'Anello delle Giulie
Spazi di solitudine
L'Est più vicino 1
L'Est più vicino 2
Le Dolomiti di Lienz
Controscuola
Il re delle Alpi Orientali
Un mondo di rocce
Sicurezza dentro o fuori?
Risposte a Maurizio Oviglia
Alpinismo solitario 1
A cavallo di Carinzia e Carnia
Il manifesto dei 19
Alpinismo solitario 2
La nube perversa

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