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Trieste nascosta

Trieste è una città strana: signora e ragazzina, antica di secoli eppure giovane. Le sue vie, le sue piazze, i palazzi, le chiese, le case più belle, mostrano tanti stili diversi che le danno un'aria unica, irrepetibilmente diverse da tante altre illustri consorelle. Se andiamo a Venezia, ci immergiamo nel Gotico, se andiamo a Roma troviamo l'antico impero, a Firenze viviamo nel Rinascimento... e a Trieste? TROVIAMO DI TUTTO!

TANTISSIME NOTIZIE, CURIOSITA' ED ANEDDOTI CULTURALI, STORICI, RELIGIOSI, ARTISTICI ED ARCHITETTONICI... ECCO ALCUNI ESEMPI:
I CONTORNI DELLE CASE
La città cambia continuamente. Noi che ci viviamo non ce ne accorgiamo e tutto ci sembra sempre uguale e immutabile. In realtà essa muta sotto i nostri occhi, espandendosi senza sosta in maniera digitiforme lungo le pendici delle vallicole e conquistando lentamente anche le alture. Le vecchie case del centro, poi, vengono abbattute e sui loro siti si ergono in tempi brevissimi nuovi edifici. Solamente quando focalizziamo il paesaggio che ci circonda, ci rendiamo davvero conto dei cambiamenti.
Quando sull’area di un’antica casa se ne edifica un’altra, quasi mai vengono rispettati i volumi della casa abbattuta, perché generalmente il nuovo edificio è sempre più alto. Alle volte, tuttavia, vengono lasciati dei piccoli segni, delle tracce dell’edificio sparito, come per esempio nella casa di via Milano angolo via Roma, dove si nota un piccolo sprone con delle tegole: esso segna l’altezza della vecchia casa (alle volte indica la presenza della parete spartifuoco).
In tante parti della città si notano questi “contorni”: sono i vaghi contorni di una Trieste che non esiste più, vaghi come i nostri ricordi.
 
LA CASA DEI MASCHERONI
In via Tigor n. 12 sorge la “casa dei Mascheroni”. Sono così chiamate le sculture che ne ornano l’entrata, cui segue un’ampia galleria d’accesso arricchita da duplice serie di statue. Il tutto, nonostante i recenti restauri, si trova in uno stato di grave degrado. Non è più possibile distinguere gli affreschi del pittore Romano Buda e l’ampio giardino che sorge all’interno è in completo abbandono (si notano i resti di statue rappresentanti dei bambini e un S. Antonio).
In questa casa dall’aspetto tanto triste ha trovato la morte, dopo una lunga e penosa malattia, il grande campione di lotta libera e greco-romana Giorgio Calza.
 
LA CASA MITRAGLIATA
In via del Molino a Vento n. 14 la finestra posta al secondo piano presenta la caratteristica “sventagliata di mitra”. Qualcuno, non si sa chi né quando, evidentemente in periodo di guerra, ha aperto il fuoco contro qualcuno che era affacciato a quella finestra. Un’attenta indagine, fatta a distanza di tanti anni, non ha chiarito l’episodio. Per questo invitiamo i gentili lettori che eventualmente conoscessero il fatto a svelare anche a noi il mistero della “casa mitragliata”.
 
LE FINTE FINESTRE
Osservando attentamente le case e i palazzi della nostra bella Trieste ci si accorge che tantissimi edifici presentano delle finestre ... finte. Possiamo vedere particolari del genere nella casa sita alla fine di via del Bosco, in quella sita in piazza Puecher, in quella di via dei Navali angolo via Negrelli, in quella di piazza Vico angolo via Risorta e in tantissime altre.
L’esistenza di queste luci che non si apriranno mai si spiega con la necessità di conservare l’estetica esterna della facciata, una volta mutata la disposizione dei vani abitativi interni. Una curiosità in più fra le tante di questa nostra strana città.
 
LA PIAZZA CON IL GUINNESS DEI PRIMATI
La nostra piazza dell’Unità d’Italia ha avuto, anche se per un tempo brevissimo, l’onore di essere inserita nel guinness dei primati per aver ospitato il più grande graffito del mondo.
Per iniziativa del Comune di Trieste, in quattro settimane tra marzo e aprile 2000 è stato realizzato da Bruno Chersicla con la collaborazione di 4572 volontari un graffito che rappresenta simbolicamente la città come porta d’Oriente per l’Europa. L’affresco, di 72 x 114 metri, con un’area effettivamente dipinta di 9323 metri quadrati, ricopriva quasi interamente la piazza con le sue tre tonnellate di vernice.
Noi ricordiamo questo avvenimento perché si tratta di un primato davvero singolare, che va inserito nella leggenda della storica piazza.
 
L’OSPEDALETTO DEI USEI
In questa casa di via San Lazzaro n. 7, al pianoterra, per tanti anni (dal 1882 al 1911) ha funzionato un piccolo ma attrezzato “ospedale per uccellini”. A dirigerlo con cura e amore fu un friulano di nome Giuseppe Visintin, chirurgo ornitologo. L’ “Ospedaletto” era composto da più sezioni: c’erano i reparti osservazione, disinfezione, bagni e cura del brusco, il reparto convalescenti, la scuola di canto con organi e cannucce, il reparto ginnastica e il reparto demografico. C’era anche un piccolo cimitero nel quale venivano “eliminati” i pazienti che non riuscivano a guarire. 
Il nostro strano professore, conosciuto nel rione col nome di “sior Pepi”, si era specializzato – diceva – in un’operazione difficile ma di sicuro risultato, il taglio del frenulo della lingua dei pappagalli per farli parlare con più facilità. Le cronache, però, non parlano dei risultati di queste sue operazioni.
L’ “Ospedaletto” fu un’istituzione assai nota a Trieste. Non sopravvisse alla morte del titolare.
 
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