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Storia della longitudine: il contributo di Galileo alla sua determinazione

Il problema della determinazione della longitudine in mare aperto, ovvero senza alcun tipo di riferimento se non di tipo astronomico, ha tenuto svegli molti naviganti. Dopo un’introduzione storica inerente le principali cause che hanno spinto i governi ad incentivare la ricerca per trovare una soluzione al problema, il libro rammenta alcuni principi generali e relazioni fondamentali che legano la longitudine all’angolo orario di un corpo celeste. I metodi per determinare la longitudine contenuti nel testo sono quelli che tra il 1400 e il 1700 riscossero più successo e di tali metodi vengono mostrati i principali pregi e difetti. I ricercatori dell’epoca, ad eccezione di Wiston e Ditton (citati proprio per questo motivo), avevano sviluppato metodi di natura astronomica; infatti la linea di pensiero più diffusa all’epoca riteneva che la soluzione del problema sarebbe arrivata “guardando le stelle”. Nessuno credeva che sarebbe stato possibile inventare un orologio senza pendolo. Ci si concentra in particolare su un metodo ideato da Galileo Galilei il quale, dopo la scoperta dei satelliti medicei e dei cosiddetti “fenomeni medicei”(occultazione, transito del disco, eclisse, transito dell’ombra), si accorse che questi tipi di eventi astronomici avevano le caratteristiche adatte per essere di supporto ai naviganti. Una stipulazione delle effemeridi dei suddetti satelliti, grazie anche all’aiuto di Gian Domenico Cassini, ha permesso di determinare la longitudine con errori pressoché inferiori ai 10 primi di longitudine. Il metodo tuttavia non fu adottato dai naviganti a causa della difficoltà di osservare i pianeti da una piattaforma poco stabile quale il ponte di una nave, ma ottenne comunque il giusto riconoscimento dai cartografi e fu ampiamente utilizzato per ridefinire la cartografia del mondo.

Nota: il testo contiene un esempio di calcolo, simulato con un software di mappe celesti, alle coordinate di Livorno. Il risultato della simulazione ha avuto un esito positivo con un errore di 1,1’ W, dato che all’epoca era più che accettabile e soprattutto quanto mai auspicabile

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