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La montagna ed io

Arrampicare al limite

Alexander Huber: la perfetta armonia fra corpo e mente. A undici anni ha affrontato il suo primo quattromila, dal 1998 è arrampicatore professionista ed è considerato uno dei più bravi alpinisti al mondo. Con al fratello Thomas forma la famosa cordata Huberbuam («i ragazzi Huber»). Insieme, Alexander e Thomas ottengono risultati straordinari, sulle grandi montagne del mondo così come sulle big wall della Yosemite Valley. Alexander è considerato uno dei pionieri dell’undicesimo grado nell’arrampicata sportiva e ha ripetutamente riscosso stupore e ammirazione con i suoi free solo mozzafiato. In questa autobiografia Alexander Huber racconta i suoi successi più importanti, le sconfitte, le scelte giuste e quelle sbagliate, e mette a nudo i propri limiti – proprio lui che ha aperto parecchie vie spettacolari sulla roccia, che affascina con la sua creatività e caparbietà e sorprende per il modo in cui affronta il rischio. Parla di senso di responsabilità, delle tendenze più recenti nel mondo dell’alpinismo e di come il futuro degli sport alpini vada tutelato, tutti temi che emergono con immediatezza anche dalle conversazioni, che Alexandre Huber ripropone nel suo libro, fra la giornalista Karin Steinbach e le persone – parenti e amici – che lo conoscono da vicino.

UN BRANO: "Fragore primordiale. Sotto la mia mano sinistra, con la quale mi sostengo, si stacca una placca di roccia. Colpisce il mio piede sinistro e mi fa perdere l’equilibrio. Istintivamente cerco di tenermi in qualche punto della roccia. Niente. Non c’è neanche un appiglio. Ogni cosa scivola via. Verso il basso. Centottanta gradi, guardo in giù verso il baratro e mi do una spinta con entrambe le gambe. Mi arriva addosso di tutto. Non ho più il tempo per pensare. Devo solo reagire. Atterro su una placca di roccia molto ripida. Prima con le gambe, poi con la parte posteriore del corpo, e si va avanti. In un ampio arco vengo catapultato in avanti, sto veleggiando nell’aria... Un’esplosione, mi schianto anch’io. 15 settembre 2005, ore 12.35. Sono ancora vivo — dopo un volo di sedici metri."

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