Il bosco e lo schioppoVicende di una terra di confine tra Romagna e Toscana
Autore: Gian Luca Corradi, Natale Graziani Editore: Le Lettere Pubblicazione: 1997 - Firenze Volume: 292 pagine € 26,50 mediamente disponibile in 4/5 giorni
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Le tracce delle attività umane nei territori boscosi sono generalmente poco vistose, quasi impalpabili, e soggette nel volgere del tempo ad essere sempre meno percepibili. Nel bosco non e facile individuare un sentiero, così come in montagna non è semplice seguire un ‘antica mulattiera, oppure nei picchi appenninici e sui valichi trovare i segni di un antico fratturo, magari di un semplice viottolo dove per secoli solo briganti, contrabbandieri o cacciatori sono transitati, silenziosi e guardinghi. Questo libro, che raccoglie una serie di contributi di studiosi e ricercatori fra i più attenti agli avvenimenti e alla cultura dei due versanti dell'Appennino, racconta in una storia di lunga durata, le vicende del bosco e della montagna seguendo le orme ormai pressoché scomparse di monaci ed eremiti, ma anche di carbonai, boscaioli, fuorusciti, cacciatori, contrabbandieri e briganti, i quali per secoli hanno valicato i passi appenninici e battuto i sentieri della foresta: presenze quasi invisibili e misteriose. E, fra questi, proprio il brigante fu uno dei protagonisti più leggendari e suggestivi: «Il brigante, come scrive Le Goff, è l’uomo della foresta». L'impresa editoriale (e prima ancora quella della ricerca) è stata promossa ed è sostenuta dall’Accademia degli Incamminati con sede in Modigliana: antica e presti giosa istituzione impegnata nella valorizzazione culturale della Romagna toscana. All’iniziativa si è associato l'Ente Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Falterona e Campigua, con sede in Pratovecchio: istituzione recentemente sorto e deputata alla tutela dei beni ambientali e naturali, ma intelligentemente attenta anche a quelli della cultura, nell’area appenninica della Romagna, del Casentino e del Mugello. Il paesaggio dell'Appennino, e in particolare di questa straordinaria area che racchiude in sé una foresta mirabile, èil risultato di un lungo processo di trasformazione delle risorse, dettato da secolari complesse relazioni, talora impercettibili, e da scelte politiche, amministrative, di mercato, ma anche culturali, religiose e sociali; così come grande peso inoltre hanno avuto per centinaia di anni le forme collettive di gestione dei pascoli e dei boschi. Collettivismo e individualismo, del resto, costituiscono due poli di una stessa realtà che ha plasmato la cultura e la mentalità dell'ambiente. Se dal punto di vista del paesaggio vegetale l'area in questione è ritenuta la più "forestale" delle zone montane dell'Italia centrale, dal punto di vista culturale e umano costituisce uno dei più singolari "crinali" del più ampio e suggestivo tema delle relazioni fra mondo toscano e mondo emiliano-padano, fra il Nord e il Sud della penisola. Nel territorio appenninico fra Romagna e Toscana siamo esattamente in presenza di una ‘foresta storica’; dove la civiltà ha improntato monumenti sublimi, come i due gioielli di Camaldoli e la Vena, e dove ha lasciato molteplici tracce: nei borghi, nelle pievi, nei castelli, nelle rocche, nei casolari lungo i pendii, nel reticolo delle strade, nei viottoli, nelle tradizioni e nella memoria delle generazioni.